Progetti strategici sulle materie prime critiche: l'UE ne sceglie 46, cinque in Italia
VENERDÌ, 9 OTTOBRE 2026
Miniere, raffinerie e impianti di riciclo in 16 Paesi per ridurre la dipendenza dalla Cina. Ma per magneti, celle e grafite l'offerta europea arriverà fra anni.
La Commissione europea ha selezionato il 9 ottobre 46 nuovi progetti strategici sulle materie prime critiche, distribuiti in 16 Stati membri: cinque sono italiani. Sono miniere, raffinerie e impianti di riciclo che avranno permessi più rapidi e un accesso facilitato ai finanziamenti, per ridurre la dipendenza dell'Europa da pochi fornitori esteri, Cina in testa.
Che cosa sono i progetti strategici sulle materie prime critiche
Lo status di progetto strategico è previsto dal Critical Raw Materials Act, il regolamento europeo in vigore dal 2024. Non porta automaticamente fondi europei: dà procedure di autorizzazione più veloci e aiuta i promotori a trovare banche e investitori. È la seconda selezione dopo quella di marzo 2025, che aveva scelto 47 progetti nell'Unione e 13 in Paesi terzi.
I nuovi progetti coprono 15 delle 17 materie prime che l'Unione considera strategiche, dal nichel al cobalto, dalla grafite alle terre rare. Più di uno su tre riguarda il riciclo, cioè il recupero di metalli da batterie, pannelli e rottami.
- Progetti selezionati il 9 ottobre 2026: 46 in 16 Stati membri, di cui 5 in Italia.
- Per fase della filiera: 8 di estrazione, 11 di trasformazione, 19 di riciclo e 8 integrati.
- Per materiale, filiera delle batterie: 12 progetti sul nichel, 10 sul cobalto, 5 sul manganese, 4 sulla grafite.
- Per i magneti permanenti: 4 progetti sulle terre rare.
- Progetti della prima selezione 2025: 25 hanno completato la valutazione d'impatto ambientale e 17 hanno il permesso di costruire.
Gli obiettivi del 2030 e quanto manca
Il regolamento fissa quattro soglie per il 2030, calcolate sul consumo annuo dell'Unione di ciascuna materia prima strategica: almeno il 10% estratto in Europa, il 40% trasformato in Europa, il 25% coperto dal riciclo e non più del 65% da un singolo Paese terzo.
Secondo la Commissione, sommando i progetti delle due selezioni l'Unione potrebbe raggiungere gli obiettivi di estrazione per litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno e quelli di trasformazione per litio e terre rare. Per la trasformazione restano scoperti una parte del cobalto, coperto all'89%, del tungsteno, al 57%, e del magnesio, al 51%. Gli obiettivi di riciclo sarebbero raggiunti per litio, cobalto e terre rare.
Dal lancio del piano RESourceEU, a dicembre 2025, gli strumenti pubblici europei hanno mobilitato oltre 2 miliardi di euro per i progetti della prima selezione, fra Fondo per l'innovazione, aiuti di Stato e Banca europea per gli investimenti. Un nuovo bando per altri progetti strategici è atteso entro la fine del 2026.
I cinque progetti italiani
L'Italia porta a casa cinque progetti, concentrati soprattutto sul riciclo, come già nella prima selezione, quando i quattro progetti italiani scelti erano tutti impianti di recupero. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha letto il risultato come un riconoscimento alla filiera italiana del riciclo. Per chi compra componenti è un dettaglio rilevante: il riciclo è la fase che può avviarsi prima, perché non richiede di aprire una miniera.
Cosa comporta per chi importa
La selezione non cambia nulla nel breve periodo: miniere e raffinerie richiedono anni fra permessi, costruzione e avvio, e ancora a un anno e mezzo dalla prima selezione meno della metà dei progetti ha il permesso di costruire. Il dato non dice quando l'offerta europea diventerà significativa, ma segnala che per i prossimi anni componenti come magneti, celle e grafite continueranno ad arrivare in larga parte da filiere asiatiche.
Per chi importa beni di consumo, articoli promozionali o componenti, vale la pena sapere quali prodotti contengono queste materie: motori elettrici, altoparlanti e auricolari con magneti al neodimio, power bank e dispositivi con batterie al litio, elettronica con cobalto e nichel. Sono le categorie più esposte a eventuali restrizioni all'export dei Paesi fornitori, uno strumento che la Cina ha già usato sulle terre rare.
In pratica, il quadro suggerisce tre verifiche: chiedere al fornitore da dove arrivano magneti e celle, valutare un secondo fornitore per i componenti più esposti e tenere scorte di sicurezza per gli articoli che dipendono da un solo componente critico. La soglia del 65% riguarda le politiche dell'Unione, non obblighi per il singolo importatore, ma indica la direzione delle politiche europee dei prossimi anni.
I prossimi passaggi
La Commissione sta lavorando al Centro europeo per le materie prime critiche, previsto dal regolamento, che dovrà coordinare acquisti congiunti e scorte strategiche, e prepara un terzo bando entro la fine del 2026. Il vero indicatore da seguire sarà il numero di impianti che passano dal permesso alla produzione.
Con La Merce, chi importa prodotti con magneti o batterie mappa con il fornitore l'origine di questi componenti, oggi che, secondo la Commissione, i progetti strategici sulle materie prime critiche coprono l'89% dell'obiettivo 2030 di trasformazione del cobalto e il 51% di quello del magnesio.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Teleborsa — Materie prime critiche, Commissione Ue seleziona 46 nuovi progetti strategici: cinque sono italiani
- Eunews — Materie prime critiche, l'UE seleziona 46 nuovi progetti
- Energia Oltre — Materie prime critiche, l'Ue lancia 46 nuovi progetti strategici: l'Italia ne incassa 5 sul riciclo
- Global Banking & Finance Review (Reuters) — EU Picks 46 Strategic Critical Mineral Projects to Diversify Supply
- EU Law Live — Commission selects 46 new strategic projects on critical raw materials
- Commissione europea — Critical Raw Materials Act
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