Acciaio: dazio UE al 50% e nuove regole d'origine, cosa cambia per chi importa
LUNEDÌ, 7 SETTEMBRE 2026
Dal 2026 l'UE stringe sull'import di acciaio e prodotti derivati: dazio del 50% oltre quota, contingenti tagliati del 47%, criterio «melt and pour» sull'origine e CBAM nella fase definitiva. Ecco cosa cambia per chi acquista all'estero.
Chi importa acciaio o prodotti che lo contengono deve fare i conti con un quadro europeo profondamente cambiato. Dal 2026 l'Unione Europea ha reso più stringente il sistema di protezione del proprio mercato siderurgico, intrecciando dazi, contingenti, nuove regole d'origine e obblighi ambientali. Il risultato è un import più complesso da pianificare, ma gestibile con le giuste verifiche a monte.
Dazio al 50% oltre quota e contingenti ridotti del 47%
Il meccanismo di salvaguardia prevede quote di importazione entro cui l'acciaio entra a condizioni ordinarie; oltre quella soglia scatta un dazio del 50%. Allo stesso tempo i contingenti complessivi sono stati ridotti del 47% rispetto ai livelli precedenti. In pratica lo spazio per importare a condizioni agevolate si restringe, e superare le quote diventa molto più oneroso: pianificare volumi, tempistiche e paese di provenienza non è più un dettaglio, ma una leva di costo diretta.
L'origine si sposta a monte: il criterio «melt and pour»
Cambia anche il modo di determinare l'origine della merce. Con il criterio «melt and pour» non conta più soltanto dove avviene l'ultima trasformazione del prodotto, ma dove l'acciaio è stato originariamente fuso e colato. L'origine si sposta quindi a monte della filiera, aumentando la tracciabilità richiesta: per l'importatore significa documentare l'intero percorso industriale del materiale, non solo la fase finale, e pretendere dai fornitori certificati coerenti con la reale provenienza.
CBAM nella fase definitiva
Nel 2026 il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM, è entrato nella sua fase definitiva. Chi importa deve gestire il calcolo delle emissioni incorporate nei prodotti e l'obbligo dei relativi certificati. I rottami restano per ora esclusi dall'elenco dei beni soggetti, ma ne sono comunque toccati in modo indiretto, e una possibile estensione ai prodotti a valle renderebbe ancora più delicata la classificazione doganale. Il costo ambientale, insomma, entra a pieno titolo nel conto economico dell'importazione.
Dazi USA e fondo per la decarbonizzazione
Il quadro si completa con le pressioni esterne. I dazi statunitensi previsti dalla Section 232 continuano a incidere sulla competitività dell'export europeo verso gli Stati Uniti, imponendo una revisione di prezzi e condizioni di consegna. Sul fronte interno, è allo studio un fondo temporaneo per la decarbonizzazione, pensato per attenuare l'impatto dei costi del carbonio sulle industrie più esposte alla concorrenza internazionale.
Cosa deve fare chi importa
- Mappare i fornitori e ottenere documentazione sull'intero percorso del materiale, non solo sull'ultima lavorazione.
- Verificare l'origine reale secondo il criterio «melt and pour» prima di confermare l'ordine.
- Stimare in anticipo dazi, quote e obblighi CBAM per non trovarsi con costi imprevisti alla dogana.
- Rivedere contratti, incoterms e strategie di approvvigionamento in funzione delle nuove soglie.
- Rafforzare la gestione dei dati e la classificazione doganale dei prodotti in metallo.
Importare acciaio e componenti metallici con un solo interlocutore
Con La Merce, importare acciaio con un dazio al 50% oltre contingente significa sapere prima dell'ordine se la fornitura rientra nella quota e quale origine risulterà in dogana: è la differenza fra un costo messo a budget e uno che arriva a merce già partita.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
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