Preferenza europea negli appalti pubblici: fuori le offerte sotto il 50%
LUNEDÌ, 14 SETTEMBRE 2026
Il Public Procurement Act sostituisce tre direttive con un regolamento unico e apre alla preferenza europea. Ma «europeo» non coincide con l’origine doganale.
La preferenza europea negli appalti pubblici smette di essere un principio e diventa una regola scritta: la Commissione propone di lasciare alle stazioni appaltanti la facoltà di respingere le offerte in cui meno della metà del valore viene dall'Unione o da Paesi con cui esiste un accordo.
Preferenza europea negli appalti pubblici: cosa propone la Commissione
Il 9 settembre la Commissione ha presentato il Public Procurement Act, una proposta di regolamento che sostituisce con un testo unico le tre direttive che governano gli appalti europei dal 2014: quella generale, quella sui settori speciali e quella sulle concessioni.
Il cambio di strumento non è un dettaglio tecnico. Una direttiva va recepita da ogni Stato membro, che nel recepirla aggiunge e interpreta; un regolamento si applica direttamente e uguale ovunque. Per chi partecipa a gare in più Paesi europei, è la differenza fra ventisette regolamenti nazionali e uno solo.
Dentro la proposta c'è la parte che interessa di più chi importa: la possibilità di introdurre criteri di preferenza europea nelle procedure di gara.
I numeri della proposta
- Direttive sostituite da un unico regolamento: tre, in vigore dal 2014
- Pagine di regole: da circa novecento a circa duecento
- Procedure di gara previste: tre, al posto delle cinque attuali
- Risparmi amministrativi annui stimati: 649 milioni di euro, di cui 570 per le imprese e 80 per le stazioni appaltanti
- Quota minima di contenuto europeo sotto la quale un'offerta può essere respinta: 50% del valore dell'offerta
Il mercato in gioco è ampio: secondo la Commissione gli appalti pubblici europei valgono intorno ai 2.500 miliardi di euro, circa il 15% del prodotto interno lordo dell'Unione.
La soglia del 50% e cosa vuol dire «contenuto europeo»
Le facoltà previste per le stazioni appaltanti sono tre, di intensità crescente: chiedere un livello minimo di contenuto europeo, dare un vantaggio in fase di aggiudicazione alle offerte che ne hanno di più, e nei casi definiti respingere le offerte in cui beni, servizi o lavori europei valgono meno del 50% del totale.
Qui serve una precisazione che conta più della soglia stessa. «Europeo», in questo contesto, non coincide con l'origine doganale della merce e non è un sinonimo di «prodotto nell'Unione»: la proposta parla di beni, servizi e lavori «coperti», cioè provenienti dall'Unione o da Paesi che hanno con l'Unione un accordo di reciprocità sugli appalti. Sono due perimetri diversi, e confonderli porta a conclusioni sbagliate su quali forniture rientrino. La Commissione prevede uno strumento online per stabilire chi e cosa rientri nella copertura.
Va detto altrettanto chiaramente che il modo di verificare la quota in una filiera articolata non è ancora definito. È il punto che gli operatori segnalano per primo: stabilire una soglia è semplice, dimostrare da che parte di quella soglia si trova un prodotto assemblato con componenti di sei Paesi lo è molto meno.
Cosa verificare adesso se fornite la pubblica amministrazione
Prima di tutto, il calendario. Questa è una proposta, non una norma in vigore: dovrà passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio, un percorso che per testi di questa portata richiede fino a due anni. Un'applicazione prima del 2028 è improbabile. Nessuno deve rifare oggi la propria catena di fornitura.
Detto questo, tre verifiche hanno senso adesso, perché richiedono tempo e non costano nulla.
La prima riguarda la composizione di ciò che vendete. Se fornite direttamente o indirettamente committenti pubblici, sapere quale quota del valore dei vostri prodotti è europea o coperta è un'informazione che oggi quasi nessuno ha in forma utilizzabile, e che serve solo se raccolta prima della gara.
La seconda riguarda i vostri fornitori extra-UE. Vale la pena chiedere adesso se il loro Paese ha un accordo sugli appalti con l'Unione: la risposta cambia il perimetro, e cambiarla dopo, in corsa, significa cambiare fornitore.
La terza riguarda la documentazione. Qualunque sia la forma finale della verifica, poggerà su documenti d'origine e distinte di produzione: chi li ha già raccolti per ogni codice parte avvantaggiato, chi deve chiederli a gara aperta arriva tardi.
Con La Merce, prepararsi alla preferenza europea negli appalti pubblici significa sapere fin da ora quale quota del valore di ogni fornitura è europea o coperta da un accordo, prima che la soglia del 50% diventi il criterio con cui un'offerta viene ammessa o respinta.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Eunews — A single European platform and less discretion for member states: the EU reforms public procurement
- Noerr — Turning point in EU public procurement law: Commission draws up proposal for EU Public Procurement Regulation
- McCann FitzGerald — Proposed EU Public Procurement Regulation: key reform areas
- EU Reporter — Commission promises to cut EU public procurement rulebook from 900 pages to 200
- Commissione europea — Public Buyers Community — EU Public Procurement Act proposal unveiled
- Parlamento europeo — Legislative Train — Public Procurement Act
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