Sostanze SVHC e obblighi degli importatori: la lista sale a 253 voci
SABATO, 12 SETTEMBRE 2026
Dal 4 febbraio 2026 la Candidate List del regolamento REACH conta 253 voci: sopra lo 0,1% in peso scattano obblighi informativi e la notifica alla banca dati SCIP.
Sostanze SVHC e obblighi degli importatori sono un tema che si aggiorna due volte l'anno e che quasi nessuno rilegge fra un aggiornamento e l'altro. Dal 4 febbraio 2026 la Candidate List del regolamento REACH conta 253 voci, e il termine per notificare all'agenzia europea gli articoli che contengono le ultime due sostanze è già trascorso.
Sostanze SVHC e obblighi degli importatori: cosa scatta allo 0,1%
La Candidate List raccoglie le sostanze estremamente preoccupanti individuate ai sensi del regolamento REACH. Non è un divieto: è una lista che fa scattare obblighi informativi lungo la catena di fornitura.
La soglia è lo 0,1% in peso. Se un articolo contiene una sostanza della lista sopra quella concentrazione, il fornitore deve trasmettere ai propri clienti le informazioni necessarie a un uso sicuro. Su richiesta di un consumatore, le stesse informazioni vanno fornite entro 45 giorni.
C'è poi un secondo obbligo, spesso trascurato perché nasce da una norma diversa. Dal 2021, in applicazione della direttiva quadro sui rifiuti, chi immette sul mercato europeo articoli che superano quella soglia deve notificarli alla banca dati SCIP dell'agenzia europea per le sostanze chimiche. La notifica va effettuata entro sei mesi dall'inserimento della sostanza nella lista.
I numeri della Candidate List
- Voci nella Candidate List dopo l'aggiornamento: 253
- Sostanze aggiunte il 4 febbraio 2026: 2, n-esano e BPAF con i suoi sali
- Soglia di concentrazione che fa scattare gli obblighi: 0,1% in peso
- Tempo per rispondere alla richiesta informativa di un consumatore: 45 giorni
- Termine per la notifica alla banca dati SCIP dall'inserimento in lista: 6 mesi
Il conto è presto fatto: per le due sostanze aggiunte a febbraio, i sei mesi sono scaduti il 4 agosto 2026. Chi importa articoli che le contengono sopra soglia e non ha notificato è già fuori termine, e con ogni probabilità non lo sa, perché nessuno gliel'ha detto.
Il segnale che arriva dai fornitori asiatici
Che il tema stia diventando commerciale, e non solo normativo, lo si vede da chi ci costruisce sopra un servizio. Oki Engineering, controllata del gruppo giapponese Oki Electric Industry, ha avviato il 4 settembre un servizio di analisi per identificare le sostanze chimiche presenti nei prodotti destinati all'esportazione verso l'Europa, con verifica effettuata in Giappone e prezzi definiti su preventivo. L'azienda punta a 100 milioni di yen di fatturato, circa 548 mila euro, entro la fine dell'esercizio 2027.
Il dato interessante non è il fatturato atteso, è la direzione. Un fornitore asiatico che apre un laboratorio per certificare la conformità REACH lo fa perché i compratori europei hanno cominciato a chiederla come condizione, non come cortesia. Chi non la chiede, oggi, si distingue in negativo.
Cosa fare prima che la merce parta
La verifica della composizione è una di quelle attività che costano poco prima della spedizione e moltissimo dopo. Un container fermo in dogana per una contestazione documentale genera costi di sosta che maturano al giorno, e la sostanza non si può togliere dal prodotto una volta arrivato.
Tre passaggi concreti, in ordine di utilità. Il primo è chiedere al fornitore una dichiarazione sulla composizione che citi esplicitamente la Candidate List e la sua versione aggiornata: una dichiarazione generica di conformità non serve, perché la lista cambia e una attestazione riferita a una versione vecchia non copre le voci aggiunte dopo.
Il secondo è far analizzare almeno una volta i codici prodotto a maggior rischio, tipicamente quelli che contengono plastiche, gomme, vernici, trattamenti superficiali e componenti elettronici. Non serve testare l'intero catalogo: serve sapere quali famiglie di articoli sono esposte.
Il terzo è mettere la clausola nel contratto di fornitura, non nella corrispondenza. Se l'obbligo di comunicare la presenza di sostanze in lista e di aggiornare la dichiarazione a ogni revisione della Candidate List è scritto nell'ordine, la responsabilità è definita prima che serva discuterne.
Con La Merce, gestire le sostanze SVHC e gli obblighi degli importatori significa chiedere al fornitore la dichiarazione sulla composizione con il riferimento alla lista aggiornata a 253 voci prima che la merce parta, e far analizzare i codici a maggior rischio quando quella dichiarazione non basta a chiudere il punto.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
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