Codice EORI: cos'è, come ottenerlo e come verificarlo prima del primo import
GIOVEDÌ, 15 OTTOBRE 2026
Chi deve averlo, com'è fatto, come si chiede gratis all'Agenzia delle Dogane e come si controlla sul sito della Commissione europea: la guida al codice EORI, con un esempio di primo import.
Il codice EORI è il numero con cui le dogane dell'Unione europea riconoscono un'impresa o una persona, e serve per importare, esportare e presentare qualsiasi dichiarazione doganale. In Italia, per chi ha partita IVA, coincide con la partita IVA preceduta da IT: lo attribuisce gratuitamente l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e si controlla in un minuto sul sito della Commissione europea.
Sembra un adempimento da nulla, e spesso lo è. Ma un codice non registrato, o registrato a nome di un altro soggetto del gruppo, basta a fermare la prima dichiarazione di importazione mentre il container aspetta in porto. Questa guida spiega chi deve averlo, come si legge, come si richiede e come si verifica, con un esempio di primo import e gli errori che conviene evitare.
Codice EORI: cos'è e a cosa serve
EORI sta per Economic Operators Registration and Identification. Il sistema è stato introdotto dal regolamento (CE) n. 312/2009 della Commissione e si applica dal 1° luglio 2009; oggi la base giuridica è l'articolo 9 del codice doganale dell'Unione, il regolamento (UE) n. 952/2013, con gli articoli da 3 a 7 del regolamento delegato (UE) 2015/2446 e gli articoli 6 e 7 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447.
Il principio è uno solo: un operatore, un codice, valido in tutta l'Unione. Ogni persona può avere un solo EORI attivo alla volta, e deve usarlo in tutte le comunicazioni con qualsiasi autorità doganale europea che chieda un identificativo. Lo stesso numero compare nella dichiarazione di importazione, nelle dichiarazioni sommarie di entrata e di uscita, nella domanda di autorizzazione AEO e nei sistemi che le dogane usano per scambiarsi informazioni.
Chi deve avere il codice EORI e chi no
Ogni operatore economico stabilito nel territorio doganale dell'Unione che svolge attività regolate dalla normativa doganale deve essere registrato, e deve esserlo nello Stato membro in cui è stabilito. Le linee guida della Commissione fanno l'esempio di un'impresa svedese che sdogana in Ungheria: il codice glielo attribuisce comunque la dogana svedese. Per un'azienda italiana che importa da Rotterdam o da Capodistria vale lo stesso: il codice resta quello italiano.
Non serve, invece, a chi compra merce già in libera pratica da un fornitore europeo, né al trasportatore che muove soltanto merce in libera pratica all'interno dell'Unione. Nelle multinazionali ogni società con personalità giuridica propria che svolge attività doganali ha il suo EORI, mentre una filiale che non è una persona giuridica distinta non può averne uno.
Gli operatori stabiliti fuori dall'Unione si registrano solo se presentano essi stessi una dichiarazione in dogana, una dichiarazione sommaria o di custodia temporanea, o se operano come vettori marittimi o aerei. Le linee guida lo dicono in modo esplicito: un esportatore cinese che spedisce a un destinatario stabilito nell'Unione non è tenuto a chiedere il codice EORI. Il codice che conta, in una normale importazione, è quello dell'importatore italiano.
Il formato del codice EORI italiano
Il codice ha una struttura comune a tutta l'Unione, e quello italiano la declina con i numeri fiscali già esistenti:
- Prima parte: il codice ISO del Paese che lo rilascia, due lettere, IT per l'Italia.
- Seconda parte: un identificativo univoco nello Stato membro, fino a 15 caratteri alfanumerici.
- Imprese e professionisti con partita IVA: IT seguito dagli 11 numeri della partita IVA, 13 caratteri in tutto.
- Privati senza partita IVA: IT seguito dal codice fiscale.
Una partita IVA ipotetica 01234567890 diventa quindi il codice EORI IT01234567890. Proprio perché la forma è prevedibile, molte imprese danno per scontato di averlo: ma il codice esiste solo se è registrato nella banca dati EORI, e la partita IVA da sola non lo dimostra.
Codice EORI: come ottenerlo dall'Agenzia delle Dogane
Quando il sistema partì, nel 2009, l'Agenzia registrò in automatico i soggetti italiani che avevano fatto operazioni doganali nei due anni precedenti e annunciò la registrazione automatica anche per chi le avrebbe fatte per la prima volta. Per questo tante aziende hanno un EORI senza averlo mai chiesto. Chi non risulta registrato deve presentare una richiesta.
La richiesta va presentata all'Ufficio delle dogane territorialmente competente, con il modello «Richiesta di attribuzione del codice EORI» pubblicato nella sezione EOS del sito dell'Agenzia. Il modulo chiede la partita IVA e il codice fiscale, gli eventuali numeri IVA attribuiti in altri Paesi dell'Unione, la natura del richiedente (persona fisica, persona giuridica o associazione), il codice NACE dell'attività economica, un contatto e gli estremi di un documento d'identità o dell'iscrizione al registro delle imprese.
Il rilascio è gratuito e può farlo solo l'Agenzia. Lo ha ricordato la Direzione Dogane con un avviso del 23 luglio 2025, dopo diverse segnalazioni di portali web che offrivano la registrazione del codice EORI a pagamento: nessun sito privato può rilasciarlo. Quanto ai tempi, le linee guida europee avvertono che la registrazione può richiedere diversi giorni e chiedono di avviarla prima della prima operazione, perché una richiesta presentata all'ultimo momento non compare subito nei sistemi doganali.
Codice EORI: verifica sul sito della Commissione europea
La Commissione europea mette a disposizione un servizio pubblico di validazione: si inserisce il codice e il sistema risponde se è valido. Il controllo funziona per i codici di tutti gli Stati membri, e conviene farlo sul proprio codice prima del primo ordine e su quello dello spedizioniere o del rappresentante doganale che presenterà la dichiarazione per vostro conto.
Il servizio mostra nome e indirizzo del titolare solo se questo ha dato il consenso alla pubblicazione. Il consenso si esprime nel modulo di richiesta ed è facoltativo: il modello dell'Agenzia precisa che il rifiuto non ha alcun effetto sulla registrazione né sulle operazioni doganali. Un codice valido senza nome, quindi, è normale e non indica un problema.
Dove si usa il codice EORI: dalle dichiarazioni alla Brexit
Una volta attribuito, il codice va indicato in tutte le operazioni doganali in cui è richiesto un identificativo, in qualsiasi Paese dell'Unione. Chi ha o chiede lo status di operatore economico autorizzato lo inserisce nella domanda AEO e nelle dichiarazioni, perché senza il codice le agevolazioni non si applicano.
La Brexit ha mostrato quanto il codice sia diventato necessario. Dal gennaio 2021 importare dal Regno Unito o esportarvi richiede l'EORI, e molte imprese che fino ad allora commerciavano solo dentro l'Unione si sono trovate a doverlo chiedere: il solo ufficio delle dogane di Milano 1 ne ha rilasciati oltre 3.000 nei primi cinque mesi del 2021. Chi apre ora un canale di acquisto fuori dall'Unione, che sia la Cina, il Vietnam o la Svizzera, si trova nella stessa situazione.
Durata, cessazione e cambi di sede
Il codice EORI non ha scadenza. L'autorità doganale lo invalida su richiesta del titolare o quando sa che l'attività che richiedeva la registrazione è cessata, per esempio dopo un fallimento, e comunica la data di invalidamento. I dati restano conservati per 10 anni dalla scadenza, così da poter correggere le dichiarazioni presentate prima della chiusura.
Se un'impresa riprende un'attività cessata deve registrarsi di nuovo, e può riavere il vecchio codice. Una persona fisica che si trasferisce in un altro Stato membro, invece, non deve chiedere un nuovo EORI: aggiorna soltanto l'indirizzo nella banca dati.
Esempio pratico: il primo import di una piccola impresa
Prendiamo una srl ipotetica che vende accessori per la casa e ha sempre comprato da grossisti italiani. A settembre decide di ordinare direttamente a una fabbrica cinese il primo container, con consegna FOB Ningbo e sdoganamento a Genova. Date e numeri sono scelti per l'esempio:
- Giorno 1, firma dell'ordine: il titolare controlla IT seguito dalla partita IVA sul servizio della Commissione, e il codice risulta non valido.
- Giorno 2: la richiesta di attribuzione parte verso l'Ufficio delle dogane competente per la sede, con visura camerale e documento del legale rappresentante.
- Nei giorni successivi il codice viene attribuito, e un nuovo controllo sul servizio della Commissione lo conferma valido.
- Giorno 10: il codice EORI è comunicato allo spedizioniere doganale insieme alla delega di rappresentanza, quasi un mese prima dell'arrivo previsto della nave.
Se lo stesso controllo fosse stato fatto all'arrivo della merce, la dichiarazione di importazione non avrebbe potuto partire fino alla registrazione, con il container fermo in terminal e i costi di sosta che corrono. Il controllo del giorno 1 costa un minuto.
Codice EORI: gli errori tipici al primo import
- Dare per scontato che la partita IVA sia anche un EORI attivo, senza controllarlo sul servizio della Commissione.
- Chiedere il codice quando la merce è già in viaggio, invece che alla firma dell'ordine.
- Pagare un sito privato per una registrazione che l'Agenzia fa gratis, e che solo l'Agenzia può fare.
- Usare il codice della capogruppo o di un'altra società del gruppo, invece di quello della società che importa.
- Chiedere l'EORI in un altro Paese dell'Unione dove arriva la merce, anziché in Italia dove l'impresa è stabilita.
Con La Merce, il codice EORI si verifica alla firma dell'ordine e non all'arrivo della nave: se manca, la richiesta all'Ufficio delle dogane parte subito, così il primo container dalla Cina non resta fermo in porto per un numero di tredici caratteri.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Commissione europea — Economic Operators Registration and Identification number (EORI)
- Commissione europea — EORI number validation
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli — EOS (EORI + AEO)
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli — Linee guida EORI - Documento di lavoro DIH 18/005 rev. 3 (nota 77259/RU del 17 luglio 2019)
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli — Nota n. 82556 del 17 giugno 2009 - Avvio dal 1° luglio 2009 del sistema EORI
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli — Richiesta di attribuzione del codice EORI (modello)
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli — Milano 1: impennata di rilasci di codici EORI da inizio 2021
- Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali — Codice EORI: modalità di richiesta (avviso ADM del 23 luglio 2025)
- Trade and Industry Department, Hong Kong — EU: Amendments to the Implementation Provisions of the Community Customs Code (CIC 267/2009)
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