Ritorno a Suez: transiti +36% ad agosto, ma la rotta resta a metà strada
MERCOLEDÌ, 9 SETTEMBRE 2026
Ad agosto i passaggi via Suez sono cresciuti del 36% e la capacità è quasi triplicata, ma i volumi restano molto sotto i livelli pre-crisi: ecco cosa cambia per chi importa dall'Asia.
Cosa dicono i dati
Il Canale di Suez torna a popolarsi di portacontainer, ma con cautela. Secondo le elaborazioni di MDS Transmodal, ad agosto 2026 sono transitate 196 navi, il 36% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Il salto più marcato riguarda però la capacità: la stiva movimentata è cresciuta del 184%, arrivando a 1,68 milioni di Teu. Nel mese è passata anche la nave più grande vista sul canale dall'inizio della crisi degli attacchi Houthi del novembre 2023, con oltre 24.000 Teu di portata.
Allargando lo sguardo ai primi otto mesi del 2026, il numero di navi è sostanzialmente stabile (1.186 contro le 1.230 dell'anno precedente), mentre la capacità complessiva ha raggiunto 7,2 milioni di Teu. In pratica passano navi più grandi e più cariche: la media è salita a circa 6.000 Teu per unità, contro i 3.800 precedenti.
Attenzione: siamo ancora lontani dalla normalità
Il segnale positivo va letto con prudenza. Rispetto ad agosto 2023, cioè prima della crisi, la stiva transitata resta inferiore del 74% e il numero di navi del 65%. Il ritorno, inoltre, appare concentrato tra pochi operatori e non ancora diffuso a tutto il mercato. In altre parole, non è ancora un rientro generalizzato: è una fase di riposizionamento cauto, che solo i prossimi mesi potranno confermare o smentire.
Per l'importatore questo significa che la deviazione attorno al Capo di Buona Speranza, che ha allungato i tempi di transito dall'Asia verso l'Europa, non è ancora archiviata. Prima di rivedere pianificazioni e contratti conviene verificare, servizio per servizio, se il proprio carrier è tra quelli effettivamente rientrati su Suez.
Cosa cambia per chi importa dall'Asia
Un ritorno strutturale su Suez avrebbe effetti concreti sulla catena di approvvigionamento, ma il quadro attuale impone di ragionare per scenari.
- Tempi di transito: il ripristino della rotta via Suez accorcia sensibilmente i giorni di navigazione rispetto alla circumnavigazione dell'Africa, con benefici su lead time e livelli di scorta.
- Costi di nolo: l'impiego di navi più grandi e meglio riempite può alleggerire il costo unitario per Teu, ma la volatilità resta alta finché il rientro non è diffuso.
- Affidabilità: con pochi operatori sul canale, le finestre di servizio possono variare; è utile monitorare gli avvisi dei carrier e confrontare più opzioni.
- Assicurazione e rischio: la scelta della rotta incide su premi assicurativi e clausole; verificate le condizioni con lo spedizioniere.
L'angolo per l'operatore
Il consiglio pratico è non dare per scontato il ritorno alla normalità. Chi importa dovrebbe mantenere flessibilità nei contratti, chiedere ai propri partner logistici conferme puntuali sulla rotta effettiva dei servizi utilizzati e simulare i costi sia sullo scenario Suez sia su quello Capo di Buona Speranza. In un contesto in movimento, la capacità di ricalibrare rapidamente ordini, tempi di consegna e livelli di magazzino fa la differenza tra subire la volatilità e governarla.
Con La Merce, verificare se il proprio vettore è davvero rientrato su Suez è una domanda che si pone servizio per servizio: con la stiva ancora il 74% sotto i livelli del 2023, il transit time dichiarato e quello effettivo possono non coincidere.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
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