Import moda dalla Cina in calo dell'8,1%: cosa dice il dato sui fornitori
SABATO, 12 SETTEMBRE 2026
Nei primi cinque mesi del 2026 le importazioni della moda italiana dalla Cina sono scese dell'8,1%, più del calo complessivo del settore: cosa cambia nella trattativa con i fornitori.
L'import moda dalla Cina è sceso dell'8,1% nei primi cinque mesi del 2026, contro un calo complessivo delle importazioni del settore del 5%. La Cina resta il primo fornitore della moda italiana, ma registra una contrazione più marcata della media: è il dato che dice più cose a chi compra tessile, pelletteria e calzature.
Import moda dalla Cina: il dato e cosa lo distingue
I numeri sono stati presentati da Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, alla conferenza stampa che precede la settimana della moda milanese dedicata alle collezioni donna primavera-estate 2027, in calendario dal 22 al 28 settembre. Si riferiscono ai flussi aggiornati a maggio 2026.
Le importazioni nei settori core, cioè tessile-abbigliamento-pelle, pelletteria e calzature, sono calate del 5%. Dentro quel dato la Cina fa peggio della media, con un meno 8,1%. Non è una perdita di posizione: resta il primo fornitore. È un ridimensionamento dei volumi acquistati.
Vale la pena leggerlo accanto a un altro dato dello stesso periodo. Nei primi otto mesi del 2026 l'interscambio cinese di beni, misurato in yuan, è cresciuto del 17,6%, con le esportazioni a più 14,6% e le importazioni a più 22%. Il commercio cinese nel suo insieme corre; la moda italiana, da quel fornitore, compra meno. La divergenza è settoriale, e chi ragiona solo sul dato aggregato la manca.
I numeri dei primi cinque mesi
- Export dei settori core: -2,3%
- Importazioni dei settori core: -5%
- Importazioni dalla Cina, primo fornitore: -8,1%
- Export dei settori collegati, occhialeria, gioielleria, bigiotteria e beauty: -7%
- Fatturato del settore atteso per il 2026: 91,4 miliardi di euro, contro i 92,87 del 2025
Sul fatturato il quadro è meno cupo di quanto sembrasse. La flessione attesa per l'anno è dell'1,6%, mentre a inizio 2026 le stime indicavano un meno 8,5%. La correzione è ampia, e Capasa l'ha accompagnata con una cautela esplicita sul contesto geopolitico.
L'export non cala ovunque
Il dato aggregato dell'export, meno 2,3%, nasconde differenze molto marcate fra mercati di destinazione. Crescono la Francia con più 3,7%, la Spagna con più 4,5% e Hong Kong con più 6,8%. Scendono gli Stati Uniti con meno 2,8% e la Germania con meno 4,2%. Le flessioni più pesanti riguardano il Giappone, meno 9,6%, e il Regno Unito, meno 8,8%.
Peggio ancora vanno i settori collegati, in contrazione del 7%, dove pesa il crollo delle esportazioni di gioielleria verso gli Emirati Arabi Uniti, meno 27,4%.
Cosa comporta per chi compra
Qui finiscono i dati e comincia la lettura operativa, che è bene tenere distinta. Il calo dell'8,1% misura quanto l'Italia ha comprato, non quanta capacità produttiva sia rimasta libera in Cina: la contrazione può dipendere anche da diversificazione verso altri Paesi fornitori, mix di prodotto, prezzi o domanda interna, e nello stesso periodo l'export cinese complessivo cresceva. Il dato non dimostra quindi che le fabbriche abbiano linee scariche, ma segnala un contesto in cui per un compratore italiano vale la pena rimettere alla prova i margini di trattativa su quantità minime, tempi e condizioni commerciali.
Il primo punto sono i minimi d'ordine. Quantità che dodici mesi fa venivano presentate come non negoziabili meritano di essere rimesse sul tavolo, soprattutto da chi lavora su collezioni con molte varianti e pochi pezzi per taglia: la risposta dirà se c'è spazio, e non costa nulla chiederlo.
Il secondo sono i tempi. Un lead time più corto, se lo si ottiene, va fissato per iscritto: la capacità disponibile oggi può essere venduta a un altro cliente domani, e una conferma verbale non protegge il calendario di consegna.
Il terzo è la qualità, ed è il contrappeso dei primi due. Una maggiore pressione sul prezzo non deve tradursi in controlli minori: se la trattativa si fa più aggressiva su prezzo, quantità minime e tempi, allora specifiche tecniche scritte, golden sample approvato e ispezione prima della spedizione diventano più importanti, non meno.
Con La Merce, gestire l'import moda dalla Cina in una fase di calo dell'8,1% significa rimettere alla prova minimi d'ordine e tempi di consegna con i fornitori, e presidiare con specifiche scritte, golden sample e ispezione prima della spedizione la qualità di ciò che si è appena rinegoziato.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
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