Strumento 301 europeo contro la Cina: cosa sappiamo e cosa no
VENERDÌ, 2 OTTOBRE 2026
Francia e Germania spingono per un'arma commerciale sul modello americano, Pechino minaccia risposte. Nessun dazio è in vigore, ma la direzione è chiara.
Lo strumento 301 europeo non esiste ancora: è una proposta di cui si parla a Bruxelles, ispirata al meccanismo statunitense con cui Washington impone dazi contro pratiche commerciali ritenute sleali. Secondo indiscrezioni di stampa, Francia e Germania stanno ultimando un documento comune che chiede alla Commissione di accelerare, e a fine settembre il ministero del Commercio cinese ha risposto promettendo una reazione ferma. Per chi importa dalla Cina è il momento di capire cosa è deciso e cosa no.
Che cos'è lo strumento 301 europeo
Il nome viene dalla Section 301 della legge commerciale statunitense, lo strumento con cui Washington ha imposto dazi su una lunga lista di prodotti cinesi. Secondo le analisi pubblicate, la versione europea in discussione permetterebbe alla Commissione di reagire a distorsioni sistemiche, come la sovracapacità produttiva sostenuta dallo Stato, senza dover dimostrare il danno settore per settore come avviene oggi con le misure antidumping. I settori citati come possibili obiettivi includono chimica, macchinari, semiconduttori, batterie e tecnologie pulite.
- Maggio 2026: Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Lituania chiedono alla Commissione misure più dure contro la sovracapacità industriale cinese.
- 5 giugno 2026: il commissario al Commercio Maroš Šefčovič annuncia uno strumento dedicato alla diversificazione dei fornitori.
- Fine settembre 2026: secondo la stampa, Francia e Germania ultimano un documento comune per uno strumento sul modello della Section 301.
- Fine settembre 2026: il ministero del Commercio cinese definisce lo strumento protezionista e annuncia una risposta ferma se l'UE procederà.
- Almeno tre fornitori in più Paesi: l'obbligo ipotizzato per le imprese di alcuni settori dallo strumento di diversificazione.
Due strumenti diversi, spesso confusi
Nelle notizie di queste settimane si sovrappongono due cose. La prima è lo strumento sul modello della Section 301, che riguarda i dazi: servirebbe a colpire importazioni ritenute frutto di distorsioni, e per ora è solo una richiesta di alcuni governi. La seconda è lo strumento di diversificazione, che riguarda le imprese europee: le spingerebbe, o le obbligherebbe, ad avere più fornitori in Paesi diversi per i componenti critici.
Sul secondo la Commissione si è già impegnata, ma i dettagli non sono definiti. Non è chiaro se fisserà obiettivi vincolanti, nuovi obblighi di comunicazione o sanzioni, oppure se resterà una guida non vincolante. Anche i tempi variano a seconda delle fonti, fra il Consiglio europeo di ottobre e una presentazione a dicembre.
La risposta della Cina
Pechino ha reagito prima ancora che esista un testo. Il ministero del Commercio ha definito lo strumento un esempio di protezionismo e unilateralismo, ha avvertito che danneggerebbe il commercio fra Cina e UE e la stabilità delle catene di fornitura, e ha detto che la Cina risponderà con fermezza a eventuali restrizioni discriminatorie. Nel frattempo il dialogo prosegue: Šefčovič è atteso a Pechino per colloqui con il ministro del Commercio cinese.
Cosa comporta per chi importa
Oggi non cambia nulla: non ci sono nuovi dazi, né obblighi in vigore. Il dato non dimostra che lo strumento verrà adottato, né in che forma, ma segnala una direzione chiara della politica commerciale europea, e vale la pena prepararsi prima che diventi una regola.
Tre cose utili da fare adesso. Mappare la dipendenza dai fornitori cinesi per codice doganale, distinguendo i prodotti che rientrano nei settori citati, come macchinari e componenti, da quelli che ne restano fuori. Individuare, per gli articoli più esposti, almeno un fornitore alternativo già qualificato, anche se non lo si usa subito: costruirlo in emergenza costa molto di più. E rileggere i contratti di fornitura e le condizioni di resa, perché un dazio introdotto durante un ordine ricade su chi paga lo sdoganamento.
Fra pressione e negoziato
La proposta si presta anche a essere letta come uno strumento di pressione nel negoziato con Pechino, più che come una decisione già presa. Per chi compra in Cina la conseguenza pratica è la stessa: un periodo di incertezza in cui le regole possono cambiare con poco preavviso, e in cui la flessibilità sulle forniture vale più di qualche punto di sconto.
Con La Merce, chi importa dalla Cina macchinari o componenti, cioè i settori citati per lo strumento 301 europeo, ha già un secondo fornitore qualificato in un altro Paese prima che una nuova regola lo renda obbligatorio.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Euronews — Trade commissioner pledges 'new tool' to diversify suppliers and cut reliance on China
- Atlantic Council — As China's surpluses become unbearable, the EU is edging toward its own Section 301
- Borderlex — Commission to unveil trade diversification tool in December
- The Irish Times — Europe wants to get tough on China. The risks could be enormous
- Investing.com — China to respond with 'strong policy toolbox' if EU steps up curbs
- El Demócrata — China warns of a firm reaction if the EU pushes new barriers to Chinese trade
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