IVA importazione extra UE: base imponibile, dilazione, detrazione e plafond
MARTEDÌ, 20 OTTOBRE 2026
Si paga in dogana su valore, dazio e trasporto, ma per un'impresa è un anticipo: come si calcola, come si dilaziona fino a 90 giorni, come si detrae con il prospetto di riepilogo e quando l'esportatore abituale non la paga.
L'IVA importazione extra UE si paga in dogana, insieme al dazio, su una base che somma il valore doganale della merce, i dazi e il trasporto fino alla destinazione indicata nel documento di trasporto. Per un'impresa non è un costo definitivo: è un anticipo che si recupera con la detrazione, a condizione di avere il documento giusto e di registrarlo nei tempi.
Proprio perché si recupera, l'IVA in dogana viene spesso trattata come un dettaglio. In realtà pesa sulla liquidità più del dazio: su una merce con dazio al 4%, l'imposta al 22% vale oltre cinque volte tanto e va versata prima di poter vendere un solo pezzo. Questa guida spiega come si calcola, chi la paga, come si dilaziona, come si detrae e quando un esportatore abituale può non pagarla affatto.
IVA importazione extra UE: cos'è e chi la paga
Quando una merce arriva da un Paese fuori dall'Unione, per esempio dalla Cina, dal Vietnam o dalla Turchia, e viene immessa in libera pratica in Italia, l'importazione è un'operazione soggetta a IVA come una vendita interna. L'imposta non la applica il fornitore, che fattura senza IVA italiana: la riscuote l'Agenzia delle Dogane al momento dello sdoganamento, insieme agli altri diritti di confine.
Il debitore è il dichiarante, cioè chi presenta la dichiarazione doganale a proprio nome, oppure la persona in nome della quale la dichiarazione è presentata. Nella pratica quasi tutte le imprese si affidano a uno spedizioniere o a un doganalista: se agisce in rappresentanza diretta, l'importatore resta l'impresa; se agisce in rappresentanza indiretta, la posizione cambia, e la Corte di giustizia dell'Unione (causa C-187/14, DSV Road) ha chiarito che la detrazione spetta a chi usa i beni nelle proprie operazioni imponibili, cosa che di regola non accade al rappresentante.
Lo spedizioniere che anticipa dazio e IVA per conto del cliente li riaddebita in fattura come somme escluse dalla base imponibile. La sua fattura, quindi, non è il documento che consente di detrarre l'IVA all'importazione: quel documento arriva dalla dogana, come si vede più avanti.
La base imponibile: valore doganale, dazi e trasporto
La regola è nell'articolo 69 del DPR 633/1972. L'IVA si calcola sul valore della merce determinato secondo le norme doganali, aumentato dei diritti doganali dovuti (esclusa la stessa IVA) e delle spese di inoltro fino al luogo di destinazione all'interno dell'Unione che risulta dal documento di trasporto.
Le voci che entrano nel calcolo sono quindi:
- Valore doganale: di regola il prezzo pagato o da pagare al fornitore, più trasporto, assicurazione e altre spese fino all'ingresso nel territorio doganale dell'Unione.
- Dazio: l'importo calcolato con l'aliquota del codice TARIC della merce, più eventuali dazi antidumping o compensativi.
- Trasporto interno: le spese di inoltro dal porto o aeroporto di arrivo fino alla destinazione indicata nel documento di trasporto.
- Altri oneri accessori: commissioni, imballaggio e assicurazione fino al primo luogo di destinazione, se non già compresi nel valore doganale.
- Esclusa: l'IVA stessa, che non entra mai nella propria base di calcolo.
Il punto che crea più errori è il trasporto interno. Se la merce è dichiarata franco destino, il trasporto fino al magazzino è già compreso nella base su cui si paga l'IVA in dogana, e la fattura del vettore per quel tratto è non imponibile. Se invece è dichiarata franco confine, il tratto italiano resta fuori dalla base doganale e l'IVA su quel servizio la assolve l'importatore con l'inversione contabile. In entrambi i casi l'imposta si paga una volta sola: cambia dove.
Le aliquote e quando l'IVA diventa dovuta
In dogana si applica la stessa aliquota che avrebbe la cessione dello stesso bene in Italia, prevista dalla Tabella A del DPR 633/1972: 22% ordinaria, 10%, 5% e 4% per le merci che rientrano nei casi ridotti. La gran parte dei beni di consumo, dei componenti e degli articoli promozionali importati da un'impresa sconta il 22%, ma alcuni prodotti, per esempio diversi alimentari, hanno aliquote ridotte: conviene controllare la voce specifica prima di fare il preventivo.
L'imposta diventa esigibile al momento dell'accettazione della dichiarazione doganale da parte dell'autorità. Quella data fissa l'aliquota applicabile e fa nascere il diritto alla detrazione.
Come si paga: in dogana o con pagamento differito
Il modo ordinario è il pagamento contestuale allo svincolo: lo spedizioniere versa dazio e IVA, la merce esce, il costo viene riaddebitato all'importatore. Per chi importa con frequenza c'è un'alternativa: la dilazione di pagamento, prevista dall'articolo 110 del codice doganale dell'Unione e, per i diritti nazionali come l'IVA, dall'articolo 45 del D.Lgs. 141/2024, la riforma delle dogane in vigore dal 4 ottobre 2024.
La dilazione richiede un'autorizzazione e una garanzia idonea, di solito una fideiussione bancaria o assicurativa. I primi trenta giorni non producono interessi; per l'IVA e le accise la dilazione può arrivare fino a novanta giorni, compresi i primi trenta, con gli interessi al tasso previsto dall'articolo 46 dello stesso decreto.
Per un importatore abituale la dilazione vale spesso più di qualunque sconto sul nolo: allinea il versamento dell'IVA in dogana alla liquidazione periodica in cui la stessa imposta si detrae. In Germania, per esempio, la Conferenza dei ministri delle Finanze dei Länder ha deciso un modello di compensazione che eviterà del tutto l'esborso, ma solo dal 2030.
La detrazione: prospetto di riepilogo e registro acquisti
Il documento che consente la detrazione non è più la vecchia bolletta doganale cartacea. Con la reingegnerizzazione delle importazioni introdotta nel 2022 (circolare dell'Agenzia delle Dogane 22/D/2022), la dogana mette a disposizione, dopo lo svincolo, il prospetto di riepilogo ai fini contabili, che riporta l'IVA liquidata raggruppata per aliquota. Si scarica dal Portale Unico Dogane e Monopoli, nel servizio Gestione documenti – dichiarazioni doganali, ed è accessibile a importatore, dichiarante e rappresentante.
Il prospetto va annotato nel registro degli acquisti, indicando al posto del fornitore l'ufficio doganale e gli estremi della dichiarazione. La fattura del fornitore estero non va nel registro IVA: si registra solo in contabilità generale, perché la sua imposta è quella pagata in dogana.
I tempi sono cambiati da poco. Con il D.Lgs. 148/2026, il correttivo pubblicato ad agosto 2026, la detrazione si può esercitare al più tardi con la dichiarazione IVA relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, e la registrazione segue lo stesso termine; prima il limite era la dichiarazione dell'anno stesso. Il termine più lungo serve a recuperare un documento dimenticato, non a rimandare: l'IVA versata in dogana è liquidità ferma finché non viene detratta.
Esportatori abituali: dichiarazione d'intento e plafond
C'è un caso in cui l'IVA in dogana non si paga. L'impresa che nell'anno precedente ha realizzato esportazioni e altre operazioni non imponibili per oltre il 10% del volume d'affari è un esportatore abituale e può importare senza IVA, entro un limite chiamato plafond, pari all'ammontare di quelle operazioni. Il plafond si calcola con il metodo fisso, sull'anno solare precedente, o con quello mobile, sui dodici mesi precedenti.
Per usarlo in dogana serve una dichiarazione d'intento inviata per via telematica all'Agenzia delle Entrate prima dell'operazione. Dal 2020 non va più consegnata in dogana: la banca dati è condivisa e l'importatore indica nella dichiarazione doganale gli estremi del protocollo di ricezione. Una sola dichiarazione può coprire più importazioni fino a un importo complessivo.
Superare il plafond, il cosiddetto splafonamento, costa caro: l'imposta non versata va regolarizzata con interessi e sanzioni. Per questo chi usa il plafond in dogana tiene un conto aggiornato di quanto ha già consumato, operazione per operazione.
Un esempio pratico con i numeri
Un esempio ipotetico, con cifre arrotondate. Un'impresa compra in Cina articoli promozionali per 10.000 euro. Nolo marittimo e assicurazione fino al porto di Genova costano 1.250 euro: il valore doganale è 11.250 euro. Con un dazio ipotetico del 4%, il dazio è 450 euro. Il trasporto da Genova al magazzino di Milano, indicato nel documento di trasporto, costa 300 euro.
La base imponibile IVA è 11.250 + 450 + 300 = 12.000 euro. L'IVA al 22% è 2.640 euro. In dogana si versano quindi 450 euro di dazio e 2.640 di IVA, in tutto 3.090 euro, oltre il 30% del prezzo della merce. Il dazio è un costo; i 2.640 euro tornano con la detrazione, dopo la registrazione del prospetto di riepilogo. Con la dilazione, lo stesso versamento può slittare fino a trenta giorni senza interessi. Se l'impresa è esportatore abituale e ha presentato la dichiarazione d'intento, in dogana paga solo i 450 euro di dazio e il suo plafond scende di 12.000 euro.
Piccole spedizioni ed e-commerce
Per le vendite online ai consumatori le regole sono diverse. Sulle spedizioni fino a 150 euro di valore l'IVA si incassa con lo sportello unico per le importazioni (IOSS), se il venditore extra UE vi aderisce, o con il regime speciale in cui il corriere la riscuote dal destinatario. Dal 1° luglio 2026 su queste spedizioni non vale più la franchigia dal dazio: si applica un dazio forfettario di 3 euro, misura transitoria fino a luglio 2028. Per un'impresa che importa merce da rivendere, però, la strada resta l'importazione ordinaria descritta in questa guida.
Cosa controllare prima di ogni importazione
L'IVA all'importazione si sbaglia raramente sull'aliquota e spesso sui passaggi. Prima di ogni spedizione conviene verificare cinque punti:
- Incoterm e documento di trasporto: chiarire se la merce viaggia franco confine o franco destino, perché decide dove si paga l'IVA sul trasporto interno.
- Valore doganale completo: nolo e assicurazione fino all'ingresso nell'Unione vanno sommati al prezzo, anche se il fornitore li ha fatturati a parte.
- Rappresentanza: sapere se lo spedizioniere agisce in nome dell'impresa o in nome proprio, perché cambia chi può detrarre.
- Documento per la detrazione: scaricare il prospetto di riepilogo dal portale delle dogane e registrarlo entro il termine.
- Liquidità: valutare la dilazione o, per gli esportatori abituali, la dichiarazione d'intento, prima che la merce arrivi in porto.
Con La Merce, l'IVA all'importazione extra UE si calcola prima dell'ordine: base imponibile, dazio e trasporto interno entrano nel preventivo, e il prospetto di riepilogo arriva all'impresa pronto da registrare.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Brocardi.it — Art. 69 Testo unico IVA (DPR 633/1972) - Determinazione dell'imposta
- Euroconference News — Le modalità di gestione delle importazioni ai fini dell'IVA
- Euroconference News — Prospetti importazioni reingegnerizzate e dies a quo per la detrazione dell'Iva
- Agenda Digitale — Dichiarazioni doganali d'importazione: come funziona la procedura di digitalizzazione
- Legge in chiaro — Art. 45 D.Lgs. 141/2024 - Pagamento dilazionato
- Studio Cerbone — Agenzia delle Dogane - Comunicato del 18 dicembre 2024 sui tassi per la dilazione
- Centro Fiscale — Detrazione IVA: con il Decreto Omnibus il termine si estende al secondo anno successivo
- Informazione Fiscale — Detrazione IVA, il Decreto Omnibus raddoppia i tempi
- Edotto — Dichiarazioni di intento, nuove regole dal 2020
- FiscoeTasse — Esportatore abituale e dichiarazioni d'intento
- Informazione Fiscale — Il regime IVA degli esportatori abituali
- Centro Fiscale — IVA all'importazione e-commerce: regime speciale 2026
- Eunews — A 3 euro duty on small parcels sent to the EU from third countries to come into force on 1 July
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