La protezione dell'acciaio europeo e il conto di chi lo trasforma
GIOVEDÌ, 17 SETTEMBRE 2026
Il coil è passato da 630-640 a 750 euro a tonnellata in otto mesi. E fra Germania e Italia ci sono 15 euro a megawattora di differenza sull’energia.
La protezione dell'acciaio europeo è in vigore da luglio e si vede nei prezzi. La misura equivalente sui prodotti finiti importati, invece, è soltanto proposta e decorrerebbe dal 2028. Fra le due date c'è chi l'acciaio lo compra per trasformarlo.
La protezione dell'acciaio europeo: cosa è già in vigore
Dal 1° luglio 2026 il regime europeo sull'acciaio ha sostituito la vecchia salvaguardia con contingenti più stretti e un dazio molto più alto oltre quota.
- Contingenti annui importabili senza dazio: circa 18,3 milioni di tonnellate, circa il 47% in meno rispetto al regime precedente
- Dazio applicato oltre quota: 50%
- Prezzo dell'acciaio HRC in Europa a settembre 2026: circa 750 euro a tonnellata
- Stesso prodotto a gennaio 2026: circa 630-640 euro a tonnellata
- Estensione del CBAM ai prodotti a valle: proposta con decorrenza 1° gennaio 2028, circa 180 categorie
A questo si aggiunge l'obbligo, operativo dal 1° ottobre, di documentare il Paese di fusione e colata dell'acciaio importato.
I prezzi, che nel dibattito compaiono poco
Fra gennaio e settembre il coil laminato a caldo in Europa è passato da circa 630-640 a circa 750 euro a tonnellata: intorno al 18% in più in otto mesi.
Va detto con precisione cosa questo dato dimostra e cosa no. Dimostra che il prezzo interno è salito in modo marcato nel periodo in cui il nuovo regime è entrato in vigore. Non isola quanto di quell'aumento dipenda dalla misura commerciale e quanto da altri fattori che agiscono insieme, a cominciare dai costi energetici dei produttori. Attribuire l'intero rialzo alla protezione sarebbe una scorciatoia; negare che abbia inciso lo sarebbe altrettanto.
L'asimmetria, e la data che dovrebbe chiuderla
Il punto sollevato dalle imprese che trasformano l'acciaio è di sequenza, non di principio. Chi compra acciaio in Europa paga già oggi il differenziale creato dalla protezione, e vende poi un prodotto finito che compete con manufatti importati su cui una misura equivalente ancora non c'è.
Quella misura, però, esiste come proposta ed è piuttosto precisa: la Commissione ha proposto di estendere il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere a circa 180 categorie di prodotti a valle ad alto contenuto di acciaio e alluminio, con decorrenza dal 1° gennaio 2028. Riguarda metalli lavorati, macchinari, componenti per veicoli, elettrodomestici. Il Parlamento europeo si è espresso a favore e ha chiesto di allargarne ulteriormente il perimetro.
Due dettagli cambiano la portata di quella proposta, e conviene averli presenti. Il primo: deve ancora percorrere l'iter legislativo ordinario, quindi non è una scadenza certa. Il secondo: per i prodotti a valle il meccanismo attribuirebbe le emissioni al solo materiale di partenza, non alla lavorazione o all'assemblaggio. Non è quindi un dazio sul prodotto finito, ma un riallineamento sul contenuto di acciaio.
Il divario esiste ed è misurabile in anni: la protezione sull'input è in vigore, quella sull'output è proposta per il 2028. Se questo produrrà uno spostamento di produzione fuori dall'Europa è un'altra questione, sulla quale al momento ci sono argomenti e non misure.
Energia: un mercato unico con due prezzi
C'è una seconda asimmetria, interna all'Unione. La Germania ha approvato un prezzo calmierato dell'elettricità per le imprese energivore pari a 5 centesimi per kilowattora, cioè 50 euro a megawattora, per il triennio che parte dal 2026, subordinato all'approvazione della Commissione. L'Energy Release italiana lavora su un riferimento di 65 euro a megawattora, e la sua entrata in vigore è stata posticipata di un anno.
Quindici euro a megawattora di differenza, fra due Paesi dello stesso mercato, su una voce che per un trasformatore di acciaio non è marginale. È un dato, non un giudizio: quanto pesi dipende dall'intensità energetica della singola lavorazione.
Cosa può fare chi compra acciaio adesso
La prima cosa è distinguere le voci. Quando arriva un aumento, chiedere quale parte dipende dal prezzo della materia prima, quale dall'energia e quale dal dazio: sono tre dinamiche con tempi e prospettive diverse, e trattarle come un blocco unico toglie qualsiasi margine di trattativa.
La seconda riguarda l'origine. Con l'obbligo di documentare fusione e colata, la provenienza dell'acciaio incorporato nei vostri acquisti è diventata un'informazione contrattuale: conviene chiederla sistematicamente al fornitore, anche quando comprate un semilavorato e non il coil.
La terza guarda al 2028. Se acquistate prodotti che rientrerebbero nelle categorie proposte per l'estensione del carbonio alle frontiere, vale la pena sapere fin da ora quanto acciaio contengono e da dove viene: quando la regola arriverà, l'informazione servirà comunque.
Con La Merce, leggere la protezione dell'acciaio europeo significa separare il prezzo della materia prima dal costo dell'energia e dal dazio quando si tratta un aumento, e chiedere l'origine dell'acciaio incorporato prima che diventi un obbligo documentale anche per i prodotti finiti.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- EUROMETAL — European local HRC prices rise on tighter availability, higher energy costs
- SteelOrbis — European Parliament backs CBAM extension to cover downstream steel products
- PwC — EC proposes CBAM expansion to 180 downstream products
- Mayer Brown — European Commission issues CBAM operational rules and proposes downstream extension of the CBAM scope
- Clean Energy Wire — Germany set to introduce industrial electricity price by beginning of 2026
- Crowell & Moring — EU Steel Overcapacity Regulation 2026/1384: 50% out-of-quota duty, melt and pour rules
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