Certificato di origine preferenziale e non preferenziale: differenze, EUR.1 e Camera di commercio
LUNEDÌ, 19 OTTOBRE 2026
Uno dice dove è stata prodotta la merce, l'altro le dà diritto a un dazio ridotto o nullo: chi li rilascia, quando basta una dichiarazione in fattura sotto i 6.000 euro e cosa cambia per chi compra in Cina, in Vietnam e nel resto dell'Asia.
Certificato di origine preferenziale e non preferenziale: il primo dice in quale Paese la merce è stata prodotta, il secondo dimostra che rispetta le regole di un accordo commerciale e le dà diritto a un dazio ridotto o pari a zero. Il primo lo rilascia di solito la Camera di commercio, il secondo nasce dalla dogana del Paese di esportazione o da una dichiarazione dell'esportatore.
La confusione fra i due è frequente, e costa. Un certificato non preferenziale può indicare il Paese giusto ed essere comunque inutile per chiedere una preferenza tariffaria, perché non attesta che le regole di origine dell'accordo siano state rispettate. Questa guida spiega a cosa serve ciascuna origine, chi rilascia le prove, quali soglie contano e cosa deve controllare chi importa dalla Cina e dal resto dell'Asia.
Certificato di origine preferenziale e non preferenziale: la differenza in breve
L'Unione europea usa due insiemi di regole distinti, e la Commissione europea li descrive così: le regole non preferenziali stabiliscono il Paese di origine di una merce ai fini del dazio ordinario e delle misure di politica commerciale; quelle preferenziali stabiliscono se una merce può essere considerata originaria di un Paese con cui l'Unione ha un regime agevolato.
La conseguenza pratica è che lo stesso prodotto può avere due origini diverse. Le regole degli accordi di libero scambio spesso differiscono da quelle non preferenziali per lo stesso articolo: una merce può essere cinese ai fini dell'antidumping e non essere originaria di nessun Paese ai fini di una preferenza.
In sintesi, le differenze principali:
- Scopo: l'origine non preferenziale serve ad applicare dazio ordinario e misure commerciali; quella preferenziale serve a ottenere un dazio ridotto o nullo.
- Regole: per la non preferenziale valgono le norme del codice doganale dell'Unione; per la preferenziale i protocolli di origine di ciascun accordo o regime.
- Chi rilascia la prova: la Camera di commercio per il certificato non preferenziale; la dogana del Paese di esportazione o l'esportatore stesso per la prova preferenziale.
- Dichiarazione dell'esportatore: per molti accordi è ammessa da qualsiasi esportatore per spedizioni fino a 6.000 euro di valore.
- Vantaggio tariffario: nessuno per il certificato non preferenziale; possibile riduzione o azzeramento del dazio per la prova preferenziale.
L'origine non preferenziale: a cosa serve e come si determina
L'origine non preferenziale è la nazionalità economica della merce. Secondo la Commissione serve per il dazio ordinario, per i dazi antidumping e compensativi, per embarghi, misure di salvaguardia e contingenti, e anche per le statistiche, gli appalti pubblici e la marcatura di origine.
Le regole sono nell'articolo 60 del codice doganale dell'Unione, il regolamento (UE) n. 952/2013. Se la merce è interamente ottenuta in un solo Paese, l'origine è quel Paese; l'elenco dei prodotti interamente ottenuti è nell'articolo 31 del regolamento delegato (UE) 2015/2446. Se alla produzione partecipano due o più Paesi, l'origine è quella del Paese in cui è avvenuta l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata.
Due precisazioni contano per chi compra in Asia. Una lavorazione fatta in un altro Paese solo per evitare una misura tariffaria non è economicamente giustificata e non sposta l'origine. E le operazioni minime, quelle che cambiano poco più dell'aspetto esteriore del prodotto, non conferiscono mai l'origine. Per alcune merci l'allegato 22-01 dello stesso regolamento delegato fissa regole specifiche e vincolanti.
Il certificato di origine della Camera di commercio
In Italia il certificato di origine non preferenziale è rilasciato dalle Camere di commercio e accompagna le merci esportate in via definitiva verso Paesi fuori dall'Unione. Può riguardare sia merci di origine comunitaria sia merci di origine extracomunitaria; negli scambi interni all'Unione, di norma, non serve.
La richiesta si fa solo per via telematica, sulla piattaforma Cert'O del sistema camerale, con firma digitale. Dal 1° gennaio 2022 la modalità ordinaria per le imprese è la "Stampa in Azienda": l'impresa stampa il certificato nei propri uffici dopo l'approvazione della Camera. Possono chiederlo lo speditore indicato nel certificato o chi è autorizzato da lui, come uno spedizioniere.
Tempi e costi li fissa ogni Camera, ma sono contenuti: la Camera di commercio di Firenze indica 5 giorni lavorativi e diritti di segreteria di 5 euro per l'originale e per ogni copia; anche la Camera di Napoli applica 5 euro per originale o copia. Il certificato non dà diritto ad alcuna riduzione del dazio: serve perché lo chiede il Paese di destinazione, la banca dell'acquirente in un credito documentario o il bando di una gara.
L'origine preferenziale: quando il dazio si riduce o si azzera
L'origine preferenziale entra in gioco solo se esiste un regime agevolato tra l'Unione e il Paese di produzione. La Commissione distingue i regimi unilaterali, come il sistema di preferenze generalizzate (SPG) e quello per i Paesi e territori d'oltremare, dagli accordi reciproci di libero scambio.
Per qualificarsi la merce deve essere interamente ottenuta nel Paese partner oppure aver subito lavorazioni sufficienti secondo il protocollo di origine di quell'accordo. Le regole cambiano da accordo ad accordo e spesso da prodotto a prodotto: non basta che il fornitore sia vietnamita o giapponese, serve che il prodotto rispetti la regola di lista prevista per il suo codice doganale.
Le prove dell'origine preferenziale: EUR.1, dichiarazione su fattura e REX
La prova più conosciuta è il certificato di circolazione EUR.1 (o EUR-MED nell'area paneuromediterranea): lo compila l'esportatore e lo rilascia la dogana del Paese di esportazione. Di norma è valido quattro mesi dal rilascio, ma il periodo esatto dipende dall'accordo.
Accanto all'EUR.1 esiste la dichiarazione di origine su fattura o su altro documento commerciale. Per le spedizioni il cui valore totale non supera 6.000 euro può farla qualsiasi esportatore, senza autorizzazione preventiva, come ha ricordato l'Agenzia delle Dogane con la nota 91956 del 26 luglio 2019. Sopra quella soglia la dichiarazione è riservata all'esportatore autorizzato, uno status concesso dalla dogana, oppure, negli accordi più recenti, all'esportatore registrato nel sistema REX.
Il sistema REX vale per le esportazioni dai Paesi del sistema di preferenze generalizzate verso l'Unione e per diversi accordi dell'Unione, tra cui quelli con Regno Unito, Canada, Cile, Giappone e Vietnam. In questi casi l'esportatore registrato attesta l'origine con una dichiarazione su un documento commerciale, che riporta il suo numero di registrazione.
Cosa cambia per chi importa dalla Cina e dall'Asia
La Cina non ha un accordo di libero scambio con l'Unione e dal 2015 non beneficia più del sistema di preferenze generalizzate, dopo che la Banca mondiale l'ha classificata come Paese a reddito medio-alto. Per le merci cinesi, quindi, non esiste un'origine preferenziale da far valere: si paga il dazio ordinario e conta l'origine non preferenziale, perché è quella che fa scattare gli eventuali dazi antidumping.
Il discorso cambia per altri fornitori asiatici. L'accordo di libero scambio tra Unione e Vietnam è in vigore dal 1° agosto 2020: all'importazione nell'Unione, per spedizioni sopra i 6.000 euro l'unica prova ammessa è l'EUR.1 rilasciato in Vietnam, mentre sotto quella soglia basta la dichiarazione di origine dell'esportatore. Spostare un ordine dalla Cina al Vietnam può quindi ridurre il dazio, ma solo se il prodotto rispetta le regole di origine del protocollo e la prova arriva insieme ai documenti di spedizione.
Errori e controlli: cosa rischia chi dichiara l'origine sbagliata
Le prove di origine preferenziale vengono controllate anche dopo lo sdoganamento, attraverso la cooperazione amministrativa fra le dogane: il Paese di importazione può chiedere al Paese di esportazione di verificare un certificato. Se la merce non aveva diritto all'origine preferenziale, la Commissione precisa che il trattamento agevolato viene negato e il dazio non pagato può essere recuperato.
Per l'importatore il rischio è concreto perché il recupero può arrivare a distanza di tempo, quando la merce è già stata venduta. Lo stesso vale per l'origine non preferenziale: dichiarare un'origine diversa da quella reale per evitare un dazio antidumping espone a recuperi e sanzioni. La difesa migliore è documentale: dichiarazioni del fornitore, distinte dei materiali, descrizione del ciclo produttivo.
L'IVO: quando l'origine va messa per iscritto in anticipo
Quando l'origine è incerta, per esempio perché il prodotto è assemblato in un Paese con componenti di un altro, si può chiedere alla dogana un'informazione vincolante in materia di origine (IVO). È una decisione che vincola il titolare e le autorità doganali di tutti gli Stati membri ed è valida tre anni.
In Italia le istruzioni operative per il rilascio sono nella circolare n. 18 dell'8 luglio 2024 dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L'IVO non sostituisce la prova di origine: chi vuole il dazio preferenziale deve comunque presentare l'EUR.1 o la dichiarazione dell'esportatore.
Esempio pratico: magliette in cotone dal Vietnam o dalla Cina
Un importatore ipotetico ordina magliette in cotone per un valore in dogana di 20.000 euro e confronta due fornitori, uno in Cina e uno in Vietnam. Le aliquote che seguono sono scelte per l'esempio:
- Fornitore cinese: nessuna origine preferenziale, dazio ordinario ipotetico del 12%, pari a 2.400 euro.
- Fornitore vietnamita con prova di origine valida: dazio preferenziale ipotetico pari a zero, risparmio di 2.400 euro sull'ordine.
- Spedizione da 20.000 euro: supera la soglia di 6.000 euro, quindi serve l'EUR.1 rilasciato in Vietnam e non basta una dichiarazione in fattura.
- Prova assente o regole di origine non rispettate: si torna al dazio ordinario, con il rischio di un recupero successivo se la preferenza era già stata applicata.
Il risparmio esiste solo se il tessuto e le lavorazioni rispettano la regola di origine del protocollo per quel codice doganale. Prima dell'ordine conviene quindi chiedere al fornitore vietnamita da dove arrivano i materiali e se è in grado di ottenere l'EUR.1 per ogni spedizione.
Con La Merce, l'origine si verifica prima dell'ordine e non allo sdoganamento: regola di origine del protocollo, EUR.1 per le spedizioni sopra i 6.000 euro e, per la merce cinese, il controllo dell'origine non preferenziale che decide gli eventuali dazi antidumping.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Commissione europea — Rules of origin of goods
- Commissione europea — Non-preferential rules of origin
- Commissione europea — Preferential rules of origin
- Commissione europea — Binding Origin Information (BOI)
- Camera di Commercio di Firenze — Certificati di origine
- Camera di Commercio di Napoli — Certificati di origine
- Revenue (Irish Tax and Customs) — Registered Exporters System (REX)
- Norwegian Customs — Completing Movement Certificates EUR.1 and EUR-MED for export
- Edotto — Dogane. Semplificazioni per la certificazione dell'origine preferenziale delle merci
- Edotto — Informazioni vincolanti in materia di origine, nuove istruzioni operative
- Douane française — Accord de libre-échange entre l'Union européenne et le Vietnam
- Vietnam Briefing — The EVFTA: Understanding Rules of Origin
- China Briefing — China Stops Issuing GSP Licenses to 32 Countries: An Explainer
- HKBU FactCheck — Most-favoured-nation treatment and China's GSP status
- Euroconference News — L'origine non preferenziale delle merci in Dogana ai fini daziari
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