Riforma doganale UE: che cosa cambia adesso e che cosa nel 2028
LUNEDÌ, 21 SETTEMBRE 2026
Il regolamento è in vigore da sabato, ma l'Autorità doganale europea nasce nel 2027 e l'Hub dei dati diventa obbligatorio per tutti solo nel 2034.
La riforma doganale UE è entrata in vigore: il regolamento (UE) 2026/2108 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale di sabato 19 settembre, è in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione e viene applicato per gradi a partire da oggi. È la revisione più ampia dell'unione doganale dal 1968, era stata proposta dalla Commissione nel 2023 e Parlamento e Consiglio l'hanno adottata il 16 settembre. La parte che riguarda davvero chi importa, però, non scatta tutta insieme.
Le date che contano
Sul calendario ufficiale della Commissione le scadenze sono scaglionate su otto anni, e la distanza fra la prima e l'ultima è il dato più importante di tutta la notizia. Gli studi legali che hanno letto il testo segnalano inoltre che la maggior parte delle disposizioni si applicherà dodici mesi dopo l'entrata in vigore, quindi nell'autunno del 2027, mentre le norme sulle vendite a distanza all'importazione sono attese già dal 1° novembre 2026.
- 1° luglio 2026: già in vigore il dazio temporaneo di 3 euro per articolo sulle spedizioni fino a 150 euro, con l'esenzione abolita; resterà fino al 1° luglio 2028.
- Entro il 1° novembre 2026: arriva la commissione di gestione dell'Unione sui piccoli colli, il cui importo sarà fissato dalla Commissione con un atto delegato e sarà calcolato sui costi di vigilanza doganale.
- 2027: viene costituita a Lille l'Autorità doganale europea, circa 285 addetti, con l'avvio di alcune attività.
- 1° luglio 2028: l'uso dell'Hub dei dati doganali diventa obbligatorio per l'e-commerce; dal 2031 l'accesso è volontario per tutti gli altri.
- 1° marzo 2034: l'Hub diventa obbligatorio per tutte le imprese che importano nell'Unione.
Che cosa chiede la riforma doganale UE a chi importa
Il cuore tecnico è l'Hub dei dati doganali: un'unica interfaccia dove dichiarare, al posto dei sistemi informatici nazionali che oggi sono ventisette. L'idea dichiarata è far trasmettere i dati una volta sola, dare alle autorità una vista completa sulla catena di fornitura e sostituire progressivamente i sistemi degli Stati membri; la Commissione stima per questi ultimi un risparmio superiore a 2 miliardi di euro l'anno di costi operativi.
Per le imprese affidabili arriva la qualifica di Trust and Check, con procedure semplificate, meno controlli e la possibilità di svincolare le merci per conto della dogana. È il passaggio che interessa chi importa con continuità: il vantaggio non sarà più solo reputazionale, sarà una differenza di tempi allo sdoganamento. Ma richiede dati ordinati e tracciabili, e quelli si costruiscono prima, non al momento della domanda.
Le piattaforme diventano importatori per le vendite a distanza
Sul commercio elettronico il cambiamento è di responsabilità, non di aliquota. Con le nuove regole il dazio e la conformità non ricadono più sul consumatore che compra online: rispondono le piattaforme, i venditori o i vettori coinvolti nella transazione, e le piattaforme extra UE diventano importatori per le vendite a distanza. Il Parlamento europeo ha indicato per i casi più gravi di inadempimento multe fino al 6% del valore delle importazioni dell'anno precedente, oltre alla perdita di alcuni privilegi doganali e a possibili restrizioni di accesso.
Il motivo sta in un numero che la Commissione ha messo in cima al dossier: nel 2025 sono entrati nell'Unione 5,9 miliardi di articoli di e-commerce di basso valore, quattro volte il volume del 2022. Quel dato misura i colli importati, non le frodi né le merci non conformi: dice quanta materia devono trattare le dogane, che è già abbastanza per spiegare la riforma.
Cosa comporta per chi importa oggi
Tre cose sono operative subito e vanno guardate adesso. La prima: i 3 euro per articolo sulle spedizioni fino a 150 euro valgono fino al 1° luglio 2028, poi si torna ai dazi ordinari con l'Hub pienamente operativo, quindi chi ha costruito un prezzo di sbarco sulla tassa forfettaria dovrà rifarlo. La seconda: entro il 1° novembre arriva la commissione di gestione europea, che si somma al dazio e che in Italia incrocia la tassa nazionale sui piccoli pacchi rinviata al 30 novembre.
La terza riguarda chi non è stabilito nell'Unione. Quando l'importatore non è europeo, gli obblighi doganali passano al rappresentante doganale indiretto, che risponde in solido: vale la pena sapere oggi chi firma in quella casella per le vostre spedizioni, e a quali condizioni, perché è una posizione che si scopre quasi sempre quando arriva un accertamento.
Che cosa la riforma non fa, per ora
In vigore non significa applicata. Il regolamento esiste da sabato, ma l'Autorità nasce nel 2027, l'Hub obbligatorio per l'e-commerce arriva nel 2028 e per tutti gli altri nel 2034: chi promette oggi uno sportello unico funzionante sta raccontando la destinazione, non il percorso. Nel frattempo restano in piedi i sistemi nazionali, con le loro regole e i loro tempi.
Il consiglio pratico è di leggere queste date come un calendario di lavoro e non come un annuncio: ogni scadenza corrisponde a un dato che qualcuno dovrà produrre, e la qualità di quei dati è l'unica parte che dipende dall'importatore.
Con La Merce chi compra in Cina sa in anticipo quale voce doganale si applica al proprio prodotto e quanto cambierà il prezzo di sbarco dopo il 1° luglio 2028, quando i 3 euro a pezzo lasceranno il posto al dazio pieno.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
- Commissione europea — EU Customs Reform — date di attuazione, Hub dei dati, EUCA
- ANSA — Entra in vigore la riforma delle dogane Ue, codice unico e autorità europea
- Parlamento europeo — Deal reached on Union Customs Code reform
- Baker McKenzie — Global Import Blog — EU: European Parliament adopts new Union Customs Code, key developments and timing
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