Imballaggi da trasporto e PPWR: il 40% riutilizzabile entro il 2030
LUNEDÌ, 28 SETTEMBRE 2026
Per chi importa l'obbligo parte dal primo magazzino europeo. Le scatole di cartone sono escluse, pallet e casse in plastica no.
Gli imballaggi da trasporto nel PPWR, il regolamento europeo sugli imballaggi, dovranno essere riutilizzabili almeno per il 40% entro il 2030, e per chi importa l'obbligo scatta dal primo magazzino nell'Unione in cui la merce viene scaricata. Il regolamento (UE) 2025/40 si applica dal 12 agosto 2026, e la guida pubblicata dalla Commissione a inizio giugno ha chiarito diversi punti che interessano direttamente chi compra fuori dall'Europa.
Che cosa prevede il PPWR per gli imballaggi da trasporto
L'articolo 29 del regolamento fissa gli obiettivi di riutilizzo per gli imballaggi che servono a spostare la merce, non a presentarla al consumatore: pallet, casse e cassette in plastica pieghevoli, vassoi, contenitori intermedi per rinfuse, secchi, fusti, taniche, formati flessibili, film e reggette. L'operatore che li usa deve garantire che una quota crescente sia riutilizzabile e inserita in un sistema di riutilizzo, cioè che torni indietro e venga usata di nuovo.
- 12 agosto 2026: data di applicazione del regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
- 5 giugno 2026: la Commissione pubblica la comunicazione con le indicazioni pratiche sull'applicazione del regolamento.
- 40%: la quota minima di imballaggi da trasporto riutilizzabili da raggiungere entro il 2030.
- 70%: l'obiettivo al 2040, formulato come impegno a tendervi e non come risultato vincolante.
- 50%: lo spazio vuoto massimo negli imballaggi multipli, da trasporto e per l'e-commerce dal 1° gennaio 2030, o tre anni dopo l'atto sul metodo di calcolo se arriva più tardi.
Chi deve rispettare gli obiettivi
L'obbligo ricade sull'operatore che usa l'imballaggio da trasporto e mette il prodotto sul mercato dell'Unione: può essere il produttore, l'importatore o il distributore. Per gli imballaggi di vendita la regola vale solo se hanno una funzione di trasporto evidente, per esempio per forma, dimensione o design pensati per la movimentazione.
La guida chiarisce anche il punto più delicato per chi compra all'estero. Per la merce proveniente da Paesi terzi gli obiettivi si applicano dal momento dell'importazione, cioè dal primo magazzino nell'Unione in cui la merce arriva, viene stoccata e disimballata prima della distribuzione. Una spedizione diretta a un'unica destinazione finale non va riconfezionata; un centro di distribuzione, però, non conta come destinazione finale.
Le esclusioni: cartone, merci pericolose, alimenti
Gli obiettivi di riutilizzo dell'articolo 29 non si applicano agli imballaggi usati per le merci pericolose, a quelli su misura per macchinari di grandi dimensioni, ai formati flessibili a contatto diretto con alimenti e mangimi e alle scatole di cartone. Per film e reggette usati per stabilizzare i carichi sui pallet, la decisione delegata (UE) 2026/429 ha tolto gli obblighi di riutilizzo integrale previsti in alcuni casi, ma questi materiali restano nel calcolo del 40%.
L'esclusione del cartone è la più rilevante per chi importa beni di consumo e articoli promozionali, che arrivano in larga parte in scatoloni di cartone ondulato. Non riguarda però i pallet su cui quei cartoni viaggiano, né le casse in plastica o i fusti: è lì che l'obiettivo al 2030 si fa sentire.
Cosa comporta per chi importa
Il dato non dice che ogni importatore debba sostituire da domani i propri imballaggi: il 40% è un obiettivo al 2030 e la guida lega l'obbligo al primo magazzino europeo, non al tratto oceanico. Segnala però che gli imballaggi da trasporto entrano nelle specifiche d'acquisto, e vale la pena affrontarli con il fornitore adesso, quando si negoziano gli ordini del 2027 e del 2028.
Tre verifiche concrete. Quali formati arrivano oggi al primo magazzino: cartoni esclusi, pallet e casse in plastica soggetti. Chi gestisce il ritorno dei pallet e degli imballaggi riutilizzabili dopo lo scarico, perché un sistema di riutilizzo richiede che qualcuno li riprenda. E quanto spazio vuoto c'è nei colli, dato che il limite del 50% dal 2030 riguarda anche le confezioni multiple e da trasporto: imbottiture abbondanti e scatole sovradimensionate oggi costano solo in nolo, domani anche in conformità.
Il ruolo della specifica d'imballo
Molte aziende lasciano l'imballo al fornitore, che sceglie la soluzione più economica per sé. Con il PPWR la scelta ha conseguenze che ricadono su chi mette la merce sul mercato europeo, quindi conviene che la specifica d'imballo diventi parte dell'ordine: materiale, dimensioni del cartone rispetto al prodotto, tipo di pallet e sua destinazione dopo lo scarico.
Con La Merce, un ordine importato dal 2026 parte con la specifica d'imballo concordata in fabbrica: cartone ondulato dove possibile, spazio vuoto sotto il 50% e pallet pensati per il riutilizzo dal primo magazzino europeo in poi.
Fonti
Riscontri indipendenti sui dati citati, verificati in redazione.
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